Fuoco! Sangue! Veleno! Patto con la morte. Anarchici a Marsiglia alla fine del XIX secolo.

Siamo alla fine del XIX secolo e a Marsiglia, come altrove in Francia e in Europa, il pensiero e l’azione di alcuni anarchici si scagliavano con veemenza contro i regimi di ogni sorta, che andavano in questi anni a ristrutturarsi per mantenere l’ordine stabilito e ridurre al silenzio i suoi nemici dichiarati. Le storie qui narrate non hanno nulla da spartire con la Storia raccontata dal dominio e dall’accademia che lo rappresenta, né  sono un omaggio feticcio agli uomini e alle donne che ne sono stati protagonisti. Queste storie sono anzitutto un messaggio nella bottiglia raccolto e riscritto con una ferma convinzione: l’unico rischio che i nostri ideali non possono correre è, oggi come ieri, quello dell’oblio. Un omaggio quindi, ma anche un patto di fuoco e sangue con quei compagni di allora perché, ecco l’intento, altri ancora lo stringano, aldilà del nostro oggi. Continue reading

L’Amante dell’Orsa Maggiore, Sergiusz Piasecki

Vivevamo come dei re. Tracannavamo vodka a bicchieri. Tante belle ragazze ci volevano bene.
Camminavamo su tappeti di foglie d’oro, diguazzavamo nell’oro e pagavamo con oro, argento e dollari.
Pagavamo per tutto, per la vodka e per la musica. Pagavamo l’amore con l’amore e l’odio con l’odio.
Volevo bene ai miei compagni perché non mi deludevano mai.
Erano uomini rudi, incolti, ma qualche volta così magnifici che io mi fermavo stupito.
Allora ringraziavo la Natura di essere uomo. Continue reading

Parole Chiare – La «buona guerra» degli anarchici italiani immigrati negli Stati Uniti (1914-1920)

«E dite, dite! Che cosa sareste voi senza dio, senza re, senza padroni, senza ceppi, senza lacrime? — Il finimondo!»

“Matricolati!”, Cronaca sovversiva, 26 maggio 1917
Se gli anarchici non fanno la storia, la faranno i loro nemici.
Questa osservazione formulata da un noto studioso italiano verso la metà del secolo scorso — per altro valida non solo in ambito cosiddetto storiografico — precede e accompagna tutto il dibattito sviluppatosi attorno alla cosiddetta storia dal basso.

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A Stormo! – contro il Tav, il cittadinismo, le delazioni

Il Tav è ovunque, purtroppo. La Valsusa no, per fortuna. Chi vuole opporsi al Tav lo può fare dappertutto; non occorre che vada in Piemonte. Non è necessario che parta e torni insieme a sindaci, non è necessario che condivida polenta con parlamentari, non è necessario che applauda magistrati. Non è necessario che diventi politiglotta per comunicare con animali politici vari all’interno dello zoo assembleare. Lo può fare da solo, o con chi vuole. Con chi ama e stima, non con chi tollera e sopporta. Dove e quando vuole, non nei luoghi e nelle scadenze segnate sull’agenda militante. Basta un po’ di immaginazione e di determinazione.

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Mai lavoreremo, mai o flutti infuocati – Antologia di scritti contro il lavoro

È mai possibile che non si sia capaci di immaginare
il proprio futuro al di fuori di una vita fatta di sfruttamento
in cambio di un salario (o stipendio) e di intendere
il lavoro in una forma diversa da quella oramai cristallizzata
nel corso di secoli di sfruttamento e sottomissione?
Ci sono molte anime belle disposte a tutto pur di garantire
il proprio o l’altrui sfruttamento: noi no.
Noi non moriremo di lavoro!”
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R.I.P. Jacques Mesrine

Nessun individuo sceglie di diventare un eroe, ci diventa e basta. Nella cassetta incisa poco prima della sua morte, Mesrine dichiarò: «Alcuni vogliono farmi diventare un eroe, ma nella criminalità non esistono eroi.Non ci sono che uomini che si sono emarginati e che non accettano le leggi perchè sono fatte su misura dei ricchi e dei potenti». Nonostante tutto, Mesrine sapeva quello che faceva; man mano che la sua notorietà aumentava non perse mai la lucidità. «Sono state perdonate persone che hanno commesso crimini contro l’umanità, e tutt’ora fanno parte di alcuni governi e non si perdona un delinquente comune? Un crimine contro l’umanità è perdonabile, ma non un reato contro gli uffici della Societé Générale o della BNP?

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Fogli d’Ipnos, René Char

È l’inizio del 1941, René Char (L’Isle-sur-la-Sorgue, 14 giugno 1907 – Parigi, 19 febbraio 1988) sorvegliato dalla polizia di Vichy lascia la sua città natale, L’Isle-sur-la-Sorgue, nella Val Chiusa e raggiunge fuggiasco il villaggio di Céreste in Provenza. È qui che, dopo aver stretto contatti con i maquisard1 della zona, entra nella Resistenza e diviene, con il nome di battaglia di Capitain Alexandre, capo della SAP (Section Atterrissage Parachutage) nel dipartimento di Durance. Il suo gruppo, oltre alla presa in carico dei refrattari della STO2 (Service du Travail Obligatoire), ha il compito di realizzare sabotaggi, imboscate ed evasioni, liquidare spie e traditori, trovare spazi e luoghi per l’atterraggio degli aerei alleati e recuperare quanto viene paracadutato, armi, viveri, munizioni.

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I Banditi Rossi, G. Gavilli – E. Malatesta

È durata solo cinque mesi l’avventura di un pugno di anarchici illegalisti francesi, costellata da rapine, sparatorie, omicidi, fughe ed arresti. Cinque mesi, tutto qui. Ma sono bastati perché passassero alla storia, grazie alla definizione di un giornalista, come “Banda Bonnot”. All’epoca il partito dell’ordine rimase sconvolto davanti ai primi rapinatori che usavano l’automobile per compiere i propri colpi, e li considerò immediatamente feroci criminali da sterminare. Null’altro. E gli amanti del disordine? Gli anarchici, cosa dissero sul conto di questi loro scatenati compagni? Continue reading

Bello come una prigione che brucia, Julius Van Daal

Con gli animi infervorati, i rivoltosi si diressero verso Covent Garden e diedero fuoco ad una stazione di polizia e ad alcune abitazioni di appartenenti alla nobiltà e all’alta borghesia come quella del conte di Mansfield, noto per le sue idee liberali, e di altri esponenti politici di diverso orientamento. Furono incendiate altre abitazione e venne saccheggiata e incendiata la distilleria Langdale. Da qui il fuoco, alimentato dall’alcool, si estese rapidamente alle case vicine e in tutto il quartiere. Furono assalite le prigioni di Fleet Strett, di King’s Bench, di Marshalsea, la New Goal, e la casa correzionale di Surrey. Continue reading

Carboneria “El Buen Trato”

[…] Una volta entrati, gli agenti impiegheranno ben poco a capire chi fossero quelle persone che fuggivano di corsa. Infatti, sul fondo di una stanza viene rinvenuto un buco nel pavimento, un pozzo perfettamente illuminato che scende in profondità. Di fianco all’incavatura venne ritrovato un biglietto che recitava “La solidarietà tra anarchici non sussiste solo a parole”. Sia i sette evasi, che i costruttori del tunnel, facevano parte dei gruppi d’azione anarchici che agirono nel Sud America tra gli anni ‘20 e ‘30, soprattutto tra Argentina e Uruguay. Continue reading

Lo sciopero – dramma in tre atti, Errico Malatesta

A proposito di questo lavoretto, scritto per contentare i compagni filodrammatici di Londra, Luigi Fabbri ci scrive: “Non mi dispiace che tu pubblichi Lo Sciopero. Io però non avrei potuto farlo neppure se ne avessi avuto il manoscritto, perchè Errico quando me lo fece leggere a Londra nel 1906, mi fece promettere formalmente nel modi più assoluto, che non lo avrei mai pubblicato neppure se mi fosse venuto fra le mani a mezzo di altri. È quindi il mio dovere di dire a te la stessa cosa; ma ormai, quando ti arriverà la presente, tu lo avrai già pubblicato nel Risveglio e … cosa fatta capo ha! Continue reading

Contr’uno

Un’assemblea, per essere davvero un luogo di incontro fra eguali, dovrebbe vedere la partecipazione di individui aventi le stesse conoscenze e le stesse capacità espressive. Altrimenti è solo una mistificazione, uno strumento per far apparire comune una decisione che in realtà non lo è. Per questo l’assemblea è il luogo prediletto del ceto politico di movimento, questa microburocrazia a caccia perenne di una massa di manovra da coordinare e organizzare. Continue reading

Mattone su mattone – Note sul carcere e dintorni

La distruzione del carcere non comincia da nessun’altra parte — proprio come il radicale rovesciamento di tutti i rapporti sociali esistenti — se non nel conflitto attuale, nella scelta di frantumare in mille pezzi la rassegnazione e prendere gusto alla rivolta. Ogni rifiuto di obbedire al regime carcerario e ai suoi servitori, ogni atto di rivolta, ogni momento in cui il desiderio di libertà prenda il sopravvento sulla tragedia dell’adeguamento alle condizioni, mina i muri tanto odiati. Continue reading

Il diritto all’ozio e la ripresa individuale, Brand (Enrico Arrigoni)

La sera del 30 gennaio 1931, Severino Di Giovanni, uno dei fautori dell’anarchismo d’azione in Argentina, finisce di correggere le bozze di stampa del terzo tomo di Scritti Sociali di Reclus e del presente scritto di Brand (Enrico Arrigoni), Il diritto all’ozio e la ripresa individuale. Giunto in tipografia su calle Callao 335, Di Giovanni viene tratto in arresto dopo un conflitto a fuoco con la polizia. Il 1° febbraio 1931, venne fucilato nel carcere di Las Heras dal governo dittatoriale del generale José Félix Uriburu. In virtù di questo epilogo, il testo di Brand non venne più pubblicato. Lo riproponiamo oggi, in forma cartacea, dopo oltre ottanta anni. Continue reading

Arcipelago – Affinità, organizzazione informale e progetto insurrenzionale

Se la questione non è più come organizzare le persone per la lotta, essa diventa come organizzare la lotta. Pensiamo che degli arcipelaghi di gruppi di affinità, indipendenti gli uni dagli altri, che possono associarsi secondo prospettive condivise e progetti concreti di lotta, costituiscano la maniera migliore per passare direttamente all’offensiva. Questa concezione offre la più grande autonomia e il più ampio campo d’azione possibile. Nell’ambito di progetti insurrezionali, è necessario e possibile trovare modi di organizzarsi informalmente che permettano l’incontro fra anarchici e altri ribelli, forme organizzative non destinate a perpetuarsi, ma orientate verso uno scopo specifico e insurrezionale. Continue reading

La zampata della vita

All’interno di questo mondo è impossibile vivere senza essere in parte corresponsabili di quanto avviene, è impossibile non partecipare alla riproduzione sociale. Ma se non si vuole essere ciechi dinnanzi a quanto ci circonda, se non si vuole rimandare ad un comodo ed imprecisato futuro lo scontro con l’esistente, è ovvio che bisogna fare delle scelte, qui ed ora. Continue reading

Res communis o res nullius?

Ciò che vogliamo, ciò che desideriamo, è tutt’altro rispetto a questo mondo infestato da lavoro e metropoli, democrazia e università. Quanto ai tesori della natura, o anche del genio dell’essere umano, se sono di libero possesso da parte di tutti in generale è perché non appartengono a nessuno in particolare. Sono cosa di nessuno, fuori dalla legge, senza titolo di proprietà. Res nullius, appunto. Continue reading

Individui o cittadini?

Perché qui non si tratta di vincere o di perdere (ossessione tipica del militante), ma di vivere la sola vita che si ha a disposizione e di viverla a modo proprio. Piccoli gesti e parole comuni possono tenere insieme fiumi di folle e piazze gremite: ma questi gesti, queste parole, possono essere cercati fuori da noi stessi solo per appagare un nuovo senso di appartenenza a una comunità? Continue reading

Affinità e Spazio

Nello spazio è quasi naturale trovare gli altri. Questi altri sono quell’attesa implicita e scontata che presupponevamo e ancora continuiamo a presupporre. Anche quando le nostre fantasie estreme ci fanno sognare quei grandi spazi aperti, le lunghe spiagge deserte e incontaminate, in fondo il nostro desiderio di non incontrare casualmente qualcuno è dettato dalla paura di incontrare qualcuno di sbagliato, l’inquinatore, lo speculatore edilizio, il poliziotto, non certo la persona amica, amata, desiderata.

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